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DANIMARCA: MUSULMANO CONDANNATO PER L’OMICIDIO D’ONORE DELLA SUA EX MOGLIE

DANIMARCA: MUSULMANO CONDANNATO PER L’OMICIDIO D’ONORE DELLA SUA EX MOGLIE

Un uomo di 53 anni, di colore musulmano bosniaco, è stato condannato per aver ucciso la sua ex moglie e madre dei loro cinque figli in un’uccisione d’onore molto brutale e bestiale con un coltello e un martello.

L’uomo è arrivato in Danimarca nel 1994 come rifugiato dalla Bosnia durante la guerra nell’ex Jugoslavia negli anni ’90, e ha incontrato la moglie di due anni più grande anch’essa proveniente dalla Bosnia.

La coppia ha vissuto in diversi indirizzi nella città di Sonderborg,nello Jutland meridionale, vicino al confine danese-tedesco, e ha avuto quello che viene descritto come un matrimonio tempestoso prima di divorziare tre anni fa.

L’uccisione era ben pianificata con armi, auto e tutto il resto, così come dimostrato in tribunale. Dopo aver pianificato tutto l’unica cosa che mancava era trovare la sua ex moglie e porre fine alla “vergogna”.

Mercoledì 5 febbraio 2020 alle 15.30, l’ha trovata dietro un supermercato e l’ha uccisa accoltellandola e tagliandole la gola con un coltello così violentemente che il coltello si è rotto, poi le ha fracassato e schiacciato il cranio conb 7 colpi con il martello,sta.

Un omicidio molto brutale e bestiale.

Dopo l’omicidio, ha chiamato la polizia e si è consegnato, confessando quello che aveva fatto.

In tribunale ha spiegato che la sua ex moglie ha portato vergogna sulla famiglia, probabilmente divorziando da lui e ha spiegato che sospettava che avesse altri rapporti sessuali.

Si è anche descritto come la vittima di una moglie che lo ha molestato psicologicamente e un gruppo danese cerca di usare il suo background nella guerra in Bosnia per la difesa e collegarvi l’omicidio, giustificandolo con motivi psicologici e di depressione. Invece di collegare i puntini che poprtano chiaramente all’Islam e alla Sharia per quanto riguarda le donne e le uccisioni d’onore, ma non c’è da stupirsi.

Tuttavia l’assassino stesso stabilisce più e più volte la vergogna che ha portato alla famiglia come la ragione principale.

Il tribunale ha fatto notare che non mostrava alcun grado rimorso.
Sa quello che ha fatto e lo ammette senza riserve, anche se ha cercato di convincere la corte, che era la vera vittima.

E perché dovrebbe avere rimorso, secondo la legge islamica, non ha fatto nulla di male.

È stato condannato a 12 anni di carcere, ma non alla deportazione – ha accettato la condanna senza obiezioni.

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