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Ex ammiraglio italiano punta il dito sul caso delle migrazioni di massa creato dalle “navi schiaviste” delle Ong che violano il diritto internazionale

Ex ammiraglio italiano punta il dito sul caso delle migrazioni di massa creato dalle “navi schiaviste” delle Ong che violano il diritto internazionale

Il contrammiraglio Nicola De Felice è stato a capo del comando navale italiano in Sicilia negli anni 2015-2018 al culmine della crisi dei migranti. Tra gli altri compiti, ha dovuto coordinare il salvataggio di 700 migranti da un barcone naufragato al largo delle coste libiche nell’aprile 2015. In precedenza, è stato addetto alla difesa italiano in Tunisia dal 2007 al 2010. Si è ritirato dal servizio attivo nel 2018,

Ora De Felice è senior fellow presso il Centro Studi Machiavelli dove ha denunciato le Ong europee per aver collaborato con i trafficanti di esseri umani e per aver infranto il diritto internazionale in mare.

Nel suo ultimo articolo pubblicato il 5 gennaio 2021, De Felice ha reagito all’arrivo di 265 “vittime del naufragio pagante” a bordo della nave ong spagnola Open Arms nel porto siciliano di Porto Empedocle. “Ancora una volta”, ha scritto l’ufficiale della Marina Militare, “il ricatto consistente nel mostrare alcuni minori presenti a bordo della nave ha sollevato la falsa – ipocrita e do-gooding – solidarietà del debole governo italiano, che, nonostante i problemi con la pandemia e le difficoltà che il popolo italiano deve affrontare, sta mantenendo aperti i suoi porti, incoraggiando così l’afflusso incontrollato di immigrati clandestini”.

Il contrammiraglio italiano in pensione Nicola De Felice ha prestato servizio durante alcuni degli anni di punta della crisi dei migranti in corso in Europa.

Anche altri “governi europei della sinistra europea “radical-chic”, come li chiama lui, non sono risparmiati perché viene loro rimproverata la loro mancanza di volontà di applicare norme internazionali che dovrebbero applicarsi in casi come quello dell’ultima missione di “salvataggio” di Open Arms.

“Avvicinandosi alle coste libiche, le navi delle ONG attivano il fattore di attrazione spingendo i trafficanti di esseri umani a riattivare la loro attività criminale e a inviare imbarcazioni piene di immigrati clandestini nella loro direzione. I bengalesi, che sono stati la seconda etnia più numerosa a sbarcare in Italia nel 2020, pagano fino a 30.000 euro a persona per salire a bordo delle navi. Le ONG diventano così indirettamente complici del traffico di esseri umani con il suo crescente numero di morti in mare”.

Non solo ong come Activa Open Arms dalla Spagna incoraggiano il traffico di esseri umani e contribuiscono a più morti per annegamento, afferma l’ex capo del comando della marina in Sicilia, ma violano anche tutte le leggi internazionali in materia di salvataggio in mare, compresa la Convenzione di Amburgo sulla ricerca e il salvataggio marittimo. Infatti, non chiedono mai al Paese competente, che non è l’Italia, di indicare loro il “Luogo di Sicurezza” più vicino, come i porti tunisini che erano, rileva il contrammiraglio, pieni di navi da crociera europee prima della pandemia di Covid-19.

Le Ong infrangono anche altre norme internazionali ed europee, dice De Felice, come l’articolo 13 del regolamento di Dublino, secondo cui lo Stato di bandiera della nave (cioè la Spagna nel caso di specie) dovrebbe prendere in carico le richieste internazionali di protezione e asilo dei migranti “salvati”.

Un uomo si trova sul ponte della nave di soccorso migranti Louise Michele.

Secondo l’ammiraglio della Marina militare italiana, fermare l’immigrazione illegale nella rotta del Mediterraneo centrale sarebbe fattibile se Germania, Francia e Italia avessero la volontà di agire insieme in tal senso. Senza tale determinazione, l’operazione europea IRINI con navi della marina che pattugliano al largo delle coste libiche per far rispettare l’embargo delle Nazioni Unite sulle armi è solo un altro fattore di attrazione che agisce allo stesso modo delle navi delle ONG.

“L’operazione potrebbe fare molto di più, ma non è permesso combattere i trafficanti nelle acque territoriali libiche”, ha lamentato De Felice in un’intervista al sito francese di alt-right Breizh Info lo scorso luglio.

Lo scorso settembre, l’ex ammiraglio de Felice ha scritto una lettera agli ambasciatori di Spagna e Germania in Italia per denunciare una cooperazione de facto della nave spagnola Open Arms e della nave tedesca Sea-Watch – che chiama “navi schiavi” – con bande criminali di trafficanti di esseri umani in Nord Africa. La sua lettera, tuttavia, non ha mai ricevuto risposta.

In un’intervista di novembre per El Correo de España, De Felipe ha denunciato il ruolo distruttivo svolto dalla regione autonoma spagnola di Valencia, governata dallo stesso tipo di coalizione di socialisti di estrema sinistra dell’talia — e dalla città portuale di Burriana che hanno fornito una base per il funzionamento di cinque navi ong nel Mediterraneo centrale: l’Alan Kurdi, la Open Arms, la Sea-Watch 3, la Sea-Watch 4 e la Louise Michel.

Nella stessa intervista l’ex capo del Comando della Marina Militare Italiana in Sicilia ha insistito sulla necessità di “convincere i governi africani a cooperare (…), anche ricorrendo al rimpatrio massiccio via mare, alla persuasione morale, alla pressione economica, alle restrizioni commerciali e alla cooperazione militare”.

“L’Ue, invece di inventare operazioni navali inconcludenti, dovrebbe avere un’attività mista di sorveglianza e pattugliamento europeo-libico/europeo-tunisino in acque territoriali libiche e tunisine per bloccare le imbarcazioni prima che lascino il suolo africano”, ha concluso De Felice nel suo pezzo pubblicato il 5 gennaio, “e dovrebbero farlo prima che sia troppo tardi per la nostra bella Europa”.

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