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GIORNALISTA CONFESSA: “DOBBIAMO PUBBLICARE SOLO BUONE NOTIZIE SUI MIGRANTI”

GIORNALISTA CONFESSA: “DOBBIAMO PUBBLICARE SOLO BUONE NOTIZIE SUI MIGRANTI”

Quando leggete la notizia di un immigrato che restituisce un portafoglio, stile ‘uomo morde cane’, non meravigliatevi, i giornalisti le vanno a cercare con il lanternino.

Lo ha ammesso ieri il presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche, durante un incontro con il garante per l’Infanzia, che ha invitato a parlare bene dei figli degli immigrati:

“L’informazione deve assumersi l’impegno e la responsabilità di rivolgersi all’opinione pubblica non solo per quello che racconta, ma come lo racconta”, dice Franco Elisei, presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche, dimenticando che il dovere di un giornalista è raccontare la verità, senza colorarla.

Il personaggio ieri è intervenuto come rappresentante del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti alla presentazione, a Roma, del documento dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza “L’inclusione e la partecipazione delle nuove generazioni di origine immigrata”.

In pratica, un altra iniziativa di Stato che si occupa degli immigrati e non degli italiani.

Il capo dei giornalisti: “Non si può prescindere dalla percezione o convinzione che si crea nell’opinione pubblica nei confronti del fenomeno migratorio e in questo senso l’informazione può dare una mani fondamentale al processo di inclusione e partecipazione attraverso le Carte deontologiche (veri e propri manuali di autocensura come Carta di Roma)”.

Elisei ha offerto un decalogo che il giornalista dovrebbe adoperare nel trattare il fenomeno migratorio. Innanzitutto, “attenzione a linguaggi appropriati e all’uso di parole giuste per raccontare in modo corretto” le migrazioni.

In secondo luogo, “evitare stereotipi, semplificazioni affrettate e luoghi comuni”: “La paura della diversità – osserva – porta ad atteggiamenti razzisti, facendo crescere la percezione di minaccia e non di fenomeno sociale”.

Poi il bizzarro invito a pubblicare “buone notizie, alle integrazioni già riuscite”. Si deve “informare usando la bussola della correttezza”, “evitare il sensazionalismo e la spettacolarizzazione”, fare “attenzione a un uso corretto delle immagini”, che hanno “un impatto ancora più forte delle parole, basti pensare alle immagini degli sbarchi dei migranti”.

Censurare le notizia negative, che sono il 99 per cento, e metteee in evidenza le ‘buone notizie’.

Gli ultimi tre punti del decalogo riguardano “l’attenzione ai social, a informazioni ibridate e false (…)”, “il rispetto della dignità delle persone”, “l’attenzione a vicende che riguardano i minori”, perché, conclude Elisei, “c’è diversità di trattamento delle notizie che riguardano i minori italiani e stranieri”.

Il 60% dei tedeschi non crede a quello che legge sui media ufficiali. E lo Spiegel, uno dei giornali tedeschi più importanti fa autocritica, ammettendo la perdita di credibilità per assecondare l’invasione. Artus Krohn-Grimberghe, 37 anni, non legge più da tempo la Frankfurter Allgemeine, quello che un tempo sarebbe stato definito come uno dei più accreditati giornali.

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