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La Libia riporta i migranti africani nei loro paesi d’origine

La Libia riporta i migranti africani nei loro paesi d’origine

La Libia è il principale punto di partenza per migliaia di migranti africani che ogni anno tentano di entrare illegalmente in Europa attraverso il Mar Mediterraneo, costringendo i paesi europei a spendere notevoli risorse decidendo chi ammettere e chi rimandare indietro.

Ma ora è la stessa Libia a rimandarli indietro.

Domenica, le autorità della regione orientale della Libia hanno annunciato di aver rimandato 236 migranti africani illegali nei loro paesi d’origine. Fonte: Xinhuanet.

La dichiarazione, rilasciata dal Dipartimento libico per la lotta all’immigrazione clandestina, diceva che l’ordine per la loro espulsione era stato dato dal Comando Generale dell’Esercito insieme al Ministero degli Interni.

I migranti sono stati rimandati in Ciad, Etiopia, Ghana, Mali, Nigeria e Sudan. La dichiarazione diceva che tra i migranti rimpatriati (236) ci sono sei donne e un bambino.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), attualmente la Libia ospita circa 650.000 migranti illegali, tra cui circa 6.000 donne e bambini. L’OIM considera la Libia un porto pericoloso per i migranti a causa della guerra civile in corso nel paese.

La settimana scorsa, il governo libico di Tripoli, che è ancora riconosciuto dalle Nazioni Unite come governo ufficiale della Libia, ha dichiarato i suoi porti marittimi non sicuri a causa dei combattimenti, e ha detto che non avrebbe permesso il rimpatrio dei migranti fermati nel Mediterraneo in territorio libico. Fonte: The Guardian.

Dichirazione fatta dal Governo Libico in seguito alla decisione del governo italiano di dichiarare i propri porti marittimi non sicuri a seguito dell’epidemia di coronavirus (COVID-19).

Venerdì mattina, un gruppo di 277 migranti che erano trattenuti nel porto principale di Tripoli dopo essere stati rimpatriati in Libia dalla Guardia Costiera si sono ribellati in maniera violenta. Circa 200 di loro sono stati successivamente localizzati dalla polizia e confinati in strutture di detenzione.

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