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La Turchia vieta un documentario sulle vittime dell’attacco dell’ISIS nella città sud-orientale

La Turchia vieta un documentario sulle vittime dell’attacco dell’ISIS nella città sud-orientale

Le autorità turche hanno vietato la proiezione di un documentario che racconta la storia di 33 persone uccise in un attacco dello stato islamico (ISIS) nella città sud-orientale turca di Suruç nel luglio 2015. (fonte : il sito di notizie Bianet)

Il 20 luglio 2015 lo Stato islamico ha ucciso 33 giovani attivisti nella città turca di confine di Suruç.

Gli attivisti si erano riuniti per discutere della ricostruzione della vicina città siriana di Kobane, il sito di un assedio che ha fatto notizia internazionale l’anno precedente, quando le forze dell’ISIS hanno tentato di prendere la maggioranza della città curda dai militanti curdi siriani che la difendevano.

L’assedio di Kobane ha avuto un impatto drammatico in Turchia, dove molti cittadini kurdi hanno percepito l’incapacità delle forze armate turche di coadiuvare i difensori della città come tacito sostegno allo Stato islamico.

Sebbene le Unità di protezione del popolo curdo siriano (YPG) siano state elogiate internazionalmente per la loro parte nel sconfiggere l’ISIS, la Turchia la considera un’organizzazione terroristica a causa dei suoi legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan, che ha iniziato una lotta armata per l’autogoverno curdo in Turchia nel 1984.

Il dipartimento di polizia e il governatorato distrettuale di Şişli di Istanbul hanno vietato la prima del documentario “Gitmek” (Going) e hanno dichiarato in una dichiarazione scritta che il film stava “facendo propaganda per un’organizzazione terroristica”.

Il documentario racconta la storia delle 33 vittime e, attraverso interviste con amici e famiglie, tenta di rivelare le motivazioni che li hanno portati da tutta la Turchia fino al confine di Kobane.

I gruppi per i diritti dicono che la censura delle autorità turche su cinema, internet e letteratura è aumentata drammaticamente negli ultimi anni.

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