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Le milizie in Sudan hanno violentato uomini e donne

Le milizie in Sudan hanno violentato uomini e donne

Africa :

I dimostranti in Sudan hanno chiesto una transizione verso un governo civile. Un testimone oculare ha riferito a DW delle atrocità commesse durante la dispersione di un sit-in fuori dal quartier generale dell’esercito a Khartoum.

Nahid Jabrallah è un attivista per i diritti delle donne. In un’intervista esclusiva con DW, ha riferito che numerosi casi di stupro di giovani donne sudanesi sono stati registrati quando le forze di sicurezza sono intervenute per fermare un sit-in di protesta a Khartoum per chiedere il ritorno dal dominio militare a quello civile.

I presunti colpevoli erano membri di un’unità paramilitare, le Rapid Support Forces (RSF), parte del servizio di sicurezza sudanese. L’RSF è costituito dalle famigerate milizie Janjaweed, che sono note per combattere gruppi ribelli a nome dell’esercito. Hanno compiuto innumerevoli abusi dei diritti umani durante la guerra civile nel Darfur, e il regime sudanese li usa da anni.
Tutti sono stati minacciati di essere violentati

Jabrallah ha dichiarato a DW che sono stati stuprati sia le donne che uominii.

Alcuni dei corpi recuperati dal Nilo erano donne che avevano subito abusi sessuali, ,ma casi di stupro erano già stati documentati negli ospedali. E’ stato difficile stabilire un numero esatto, poiché molti fornitori di servizi Internet locali sono stati chiusi e le connessioni telefoniche sono inaffidabili.

Quando l’esercito è intervenuto per bloccare il sit-in di Khartoum, Jabrallah si è trovato nelle immediate vicinanze. Dice : “la manifestazione è stata dispersa con violenza; vennero usate munizioni vere, cannoni ad acqua e gas lacrimogeni per allontanare i manifestanti. io e altre persone più fortunate ci siamo rifugiati in un edificio vicino.”

L’attivista ha detto a DW che i membri dell’RSF hanno perseguito i civili, hanno abbattuto le porte e li hanno attaccati. Hanno battuto gli uomini e le donne per separarli. “Tutti sono stati minacciati di essere violentati se avessero resistito agli ordini della RSF“.

Soldati assassinati

Jabrallah ha parlato con altri testimoni oculari, i quali hanno confermato che circa 40 corpi sono stati recuperati dal Nilo. “Dicono che alcuni corpi erano di uomini che indossavano uniformi dell’esercito sudanese“, riferisce l’attivista per i diritti umani. La sua analisi: “Ciò significa che i miliziani hanno attaccato anche alcuni membri dell’esercito che hanno dimostrato solidarietà con i manifestanti – o perché si erano rifiutati di partecipare a questo crimine, o perché stavano cercando di proteggere donne e ragazze dallo stupro”.

Jabrallah ha una risposta chiara su chi è stato responsabile della brutale dispersione della manifestazione. “Ho visto chi ci ha attaccato, non c’è modo che quelli fossero membri dell’esercito sudanese, possiamo facilmente distinguerli come membri della cosiddetta milizia RSF, non solo per il loro aspetto e il loro comportamento, ma anche a causa dei simboli sui loro vestiti, portano il loro nome e indicano la loro appartenenza all’RSF “.

“Consiglio militare transitorio responsabile”

Ai soldati schierati dalla parte dei manifestanti hanno portato via le armi, rendendoli incapaci di fare qualsiasi cosa per fermare le atrocità della milizia. “E’ stato il Consiglio militare di transizione, che rappresenta il vecchio regime, che ha armato la RSF. Questo consiglio si assuma la responsabilità di questi atti di violenza. Deve anche assumersi la responsabilità dei crimini commessi contro i soldati sudanesi“.

Il Consiglio di transizione, che governa il paese da quando il presidente Omar al-Bashir è stato estromesso in aprile, ha rilasciato una dichiarazione su Twitter che nega che le sue forze armate siano state coinvolte in violazioni dei diritti umani contro la popolazione civile.

Nella sua dichiarazione, il consiglio aggiunge che “elementi sconosciuti” tra i manifestanti indossavano uniformi dell’esercito. Ha affermato che questi elementi avevano commesso reati allo scopo di distorcere l’immagine dei servizi di sicurezza e intensificare l’odio nei loro confronti.

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