Islam

Messaggio di Maryam Rajavi, presidente eletta dalla resistenza iraniana al convegno delle donne

Messaggio di Maryam Rajavi, presidente eletta dalla resistenza iraniana al convegno delle donne

Signore , Signori , cari amici

Il mio paese è nelle mani di un regime che, rispetto alla sua popolazione, detiene il record delle esecuzioni, lontano dinnanzi a tutti gli altri. Come ha detto un poeta iraniano, il mio paese è una “terra dove il salario del becchino ha più valore della libertà dell’uomo”. Permettetemi di cominciare nel rendere omaggio ai 120.000 uomini, donne e bambini che si sono alzati da oltre venti anni per cambiare questa situazione in Iran e che sono stati giustiziati dalla dittatura religiosa. Le esecuzioni non sono riservate ai soli uomini e donne della resistenza. Per motivi di offese morali, di droga o di rapina a mano armato, la pena di morte e l’‘amputazione delle mani e dei piedi incombono senza pietà.

L’esecuzione delle ragazze e dei ragazzi di meno di 18 anni, è una caratteristica di questo regime. In verità, è un popolo che vive sotto la minaccia delle esecuzioni.

In questi ultimi mesi i mullah hanno impiccato i militanti e i prigionieri politici in modo clandestino oppure facendoli passare per trafficanti di droga. Tuttavia in queste ultime settimane, non si nascondono più per commettere i loro crimini. Hanno minacciato di giustiziare tutti i prigionieri se il dossier nucleare fosse inviato al Consiglio di sicurezza dell’ONU. È iniziato con l’impiccagione di un prigioniero politico di nome di Hodjat Zamani, Membro della resistenza iraniana. Hodjat Zamani, d’età di 31 anni, era in prigione sottoposto a torture da quattro anni.

Penso che il popolo iraniano apprezzi gli sforzi dei difensori dei diritti dell’uomo come voi qui, per far fronte ad un regime che dipende dalle esecuzioni. Khomeini un quarto di secolo fa, dichiarava a proposito delle esecuzioni che “uccidere è una misericordia”. In una parola è la sacralizzazione delle esecuzioni. Ciò vuole dire che le esecuzioni sono il segreto della sopravvivenza dei mullah.
Le esecuzioni per la teocrazia non sono un tipo di punizione ma questo gli permetterà di restare al potere. Proverò a mostrare questa realtà in “cinque osservazioni sulle esecuzioni”:

1: le esecuzioni nella legge ufficiale dei mullah
Nel codice penale, le dichiarazioni delle autorità e dei giudici in Iran, i modi d’esecuzione più disumani tra cui gettare nel vuoto, seppellire vivo sotto una parete crollata, decapitare o lapidare, sono stati formulati per iscritto. La crudeltà e la rapidità con la quale queste condanne a morte avvengono in Iran non possono compararsi ad alcun altro regime.

2: le esecuzioni extra giudiziarie e fuori dall’Iran
Voi tutti conoscete la condanna a morte impartita contro Salman Rushdie e contro tutti gli editori del suo libro; è un ordine necessario ed inevitabile per i dirigenti di questo regime, a partire da Khomeiny a Khameneï. Ma i crimini in serie commessi contro gli autori e gli dissidenti in Iran, come pure gli attentati all’estero contro gli oppositori in esilio, sono stati commessi alla base dei fatwa lanciate da mullah come Khameneï, la guida suprema, Djanati, il presidente del consiglio dei custodi, o Eje’i, attuale ministro delle informazioni.

3: crudele esecuzione della pena di morte
Nel regime dei mullah, la legge prevede che prima di morire, il condannato possa ricevere dei colpi di frusta. C’è anche l’amputazione delle mani, dei piedi ed anche accecamento degli occhi. Le donne vengono violentate e ai prigionieri viene tolto il sangue prima della fucilazione Questi sono alcune delle crudeltà praticate nei confronti dei prigionieri politici. Ci sono due parole nella legge dei mullah: Taghtil ed Edj’haz. Tutti e due significano accanimento sulla ferita del condannato a morte fino al raggiungimento della morte stessa.

4: impiccagione e fucilazione per creare un clima di terrore nella società
Le esecuzioni pubbliche attraverso la grù sono il metodo più corrente. Perfino i corpi delle persone uccise durante gli scontri o sotto la tortura uccisi vengono esposti nelle vie per terrorizzare la popolazione. Per esempio, i corpi delle persone fermate durante le sommosse di Ahwaz, il 16 settembre, fucilate e bruciate successivamente, sono stati gettati di fronte alle abitazioni dei loro familiari per terrorizzare le famiglie e la popolazione.

5: Le massicce esecuzioni con il meccanismo della condanna a morte (senza procedura giudiziaria)
Oltre agli omicidi in serie portate a termine dal ministero delle informazioni, esistono molte informazioni ufficiali sull’esecuzione di decine di condanne a morte eseguite contro le donne, per pretesti morali, a Mashad, a Kerman ed a Teheran, cosa che riflette soltanto una piccola parte della realtà.

All’inizio degli anni 80, prima dell’inizio della resistenza, Khomeiny aveva lanciato una condanna a morte che autorizzava la caccia alla vita ed ai beni del Mojahedin del popolo ed ai loro simpatizzanti e che si potevano ucciderli in libertà assoluta. Massicce esecuzioni hanno seguito questa decisione. Nel 1990 Mohammad Yazdi, diventato più tardi capo del giudiziario, dichiarava che questo “decreto giuridico copre tutta l’organizzazione” per togliere i dubbi sull’esecuzione degli individui.

Ma il più terribile crimine commesso contro l’umanità da parte dei mullah in Iran, è il massacro avvenuto nel 1988 dove Khomeiny ha dato l’ordine scritto di uccidere tutti i Mojahedin del popolo già detenuti nelle carceri iraniane. Quest’episodio è stato qualificato dall’ex relatore speciale dell’ONU come la pagina più oscura delle violazioni dei diritti dell’uomo in Iran. Allora, Montazeri che era il successore di Khomeiny, ha protestato. Gli ha scritto che ““l’’esecuzione di migliaia di persone in soli pochi giorni” non era giusta. Ma Khameneï, Rafsandjani e Khatami hanno approvato e partecipato a questo massacro.
Oggi gli autori ed i responsabili di questo massacro avvenuto nel 1988 sono i principali membri del governo del nuovo presidente dei mullah ed Ahmadinejad è conosciuto dalla stampa internazionale come l’uomo dei 1000 colpi di grazia.

Il popolo iraniano e la sua resistenza cercano di liberare il loro paese dagli artigli della dittatura religiosa.
Di fronte a questo regime disumano, la resistenza iraniana è riuscita a progredire sostenendosi sui valori umani. È l’antitesi dell’integralismo islamico in tutti i settori. Così il Consiglio nazionale della resistenza iraniana è profondamente attaccato a tutti i diritti ed a tutte le libertà della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e delle convenzioni che ci si riferiscono. Siamo favorevoli a porre fine a tutte le discriminazioni religiose, etniche e sessuali, ed alla separazione della religione dallo Stato.

Siamo all’opposto di questo regime misogino e sosteniamo la parità tra le donne e gli uomini. Proviamo ad affidare alle donne le responsabilità decisionali.

Possiamo anche annunciare con orgoglio che, anche se conduce da 25 anni un combattimento sanguinoso con il regime barbaro dei mullah, il movimento della resistenza non ha pronunciato nemmeno una sola pena di morte per gli agenti del nemico infiltrati nelle file della resistenza e che avevano torturato ed assassinato membri della resistenza stessa. È un esempio unico nella storia dei movimenti di liberazione, poiché dalla resistenza francese fino al Congresso nazionale africano, secondo le memorie pubblicate da personalità come François Mitterrand o Nelson Mandela, questi casi erano puniti con la pena di morte.

È a causa di questa natura umanitaria della resistenza, che ho annunciato recentemente che nell’Iran libero di domani, la pena di morte sarà abolita, come tutte le punizioni crudeli, e vi saremo fedeli.

La dittatura religiosa non è soltanto in guerra contro il popolo iraniano, ma contro l’umanità.
Chiedo a tutti i difensori dei diritti dell’uomo di sostenere l’aspirazione del nostro popolo ad un cambiamento democratico e sostenerli nella nostra battaglia per la libertà in Iran.

21 Febbraio 2006

Condividi questo Articolo

Lascia un Commento