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MIGRANTE VIOLENTA 11 DONNE IN 11 MESI MA OTTIENE LO SCONTO DI PENA: “NON HA CONSUMATO”

MIGRANTE VIOLENTA 11 DONNE IN 11 MESI MA OTTIENE LO SCONTO DI PENA: “NON HA CONSUMATO”

Il tunisino ha tentato di stuprare 11 donne, questi sono solo i casi conosciuti, ma siccome essendo un deficiente incapace anche nel compiere reati non è mai riuscito a portare a termine gli stupri, e siccome sono avvenute in strada, allora ecco lo sconto della pena per 11 violenze sessuali.

Questo ha violentato 11 donne in 1 anno, e si becca solo 4 anni. Che è meno di quanto potreste beccarvi per avere mandato apostrofato Mattarella. E’ chiaramente uno Stato totalmente privo di ogni legittimità: cosa altro dire di uno Stato dove conviene più tentare di stuprare donne in strada che dissentire contro il tiranno?

La Spezia – Il reato di violenza sessuale – trattandosi di aggressioni avvenute in strada da cui, in un modo o nell’altro, le vittime sono sempre riuscite a sfuggire – è stato inquadrato nella fattispecie meno grave. Così la pena è stata ricalcolata al ribasso: dai 6 anni di carcere emessi in primo grado, in abbreviato (rito che prevede lo sconto di un terzo della pena), si arriva a 4 anni e 6 mesi; in più, per quanto riguarda la pena accessoria, l’interdizione dai pubblici uffici non è più perpetua, ma fissata in appena quattro anni. La Corte d’Appello di Genova traccia il nuovo perimetro del caso di Sabbagh Makram, 36 anni, il muratore di origini tunisine in carcere dal febbraio 2020 con l’accusa di aver aggredito in strada almeno undici donne.

Impianto confermato

Nella sentenza emessa pochi giorni fa, i giudici di secondo grado hanno però confermato la sostanza dell’impianto d’accusa costruito dalla Procura: pure per loro Makram è il maniaco che tra il 2018 e il gennaio 2020 seminò il panico in città. Il caso ebbe una eco nazionale, se ne parlò nei talk show Rai, fu intervistata anche una delle vittime, la cantante spezzina Susan Bonotti, aggredita il 30 marzo 2019, poco prima della mezzanotte, in via Veneto.

L’inchiesta

I poliziotti della squadra mobile, coordinati dal pm Federica Mariucci, partono da una descrizione non troppo dettagliata perché nessuna delle vittime è mai riuscita a vedere bene il volto del maniaco.

L’identikit però è sempre lo stesso: alto circa un metro e settanta, magro, con addosso una felpa scura con il cappuccio sulla testa. La svolta arriva a inizio 2020 quando la polizia riesce a identificare Makram grazie un modello di scarpe da ginnastica. Da subito, grazie alle celle telefoniche, scoprono che il tracciato del cellulare certifica la presenza del muratore nordafricano nei luoghi in cui sono verificate le aggressioni. Nel novembre 2020, durante la discussione del processo in primo grado, Makran si dichiara innocente, ma anche la perizia sul suo cellulare – che si basa soprattutto sulla geolocalizzazione del dispositivo – conferma almeno in parte il primo riscontro delle celle. Le dichiarazioni che il sospettato fa in aula sono durissime, arriva perfino ad accusare di irregolarità gli investigatori della polizia: «Non ho mai rilasciato quelle dichiarazioni indicate nel verbale: sono innocente», dice.

Secondo grado

Durante il processo di secondo grado, però, l’avvocato Katia Piras, che fin dal principio assiste Makram, ha evidenziato che gli episodi contestati all’uomo sono sì numerosi, ma nessuna delle ricostruzioni inquadra la fattispecie più grave di violenza sessuale, tanto che nessuna delle vittime s’è costituita parte civile.

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