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MORTA BIMBA DI TRE ANNI GETTATA GIÙ DA BALCONE A TORINO, ARRESTATO COMPAGNO SPACCIATORE E MAROCCHINO DELLA MADRE ITALIANA:

MORTA BIMBA DI TRE ANNI GETTATA GIÙ DA BALCONE A TORINO, ARRESTATO COMPAGNO SPACCIATORE E MAROCCHINO DELLA MADRE ITALIANA:

Un altro caso di compagno migrante di una donna italiana che uccide il figliastro. E anche questa vicenda dimostra che i rapporti italian– nordafricani sono sempre quelli cliente–spacciatore.

E’ stato fermato dalla polizia, poco prima delle quattro del pomeriggio, dalla polizia, Azhar Mohssine, 32 anni, di origini marocchine, compagno della madre di Fatima, la bimba di tre anni precipitata dal quarto piano di un palazzo in via Milano, nel centro di Torino, attorno alle 21,45 di ieri sera.

La bambina è morta questa mattina dopo che i neurochirughi dell’ospedale Regina Margherita l’hanno operata nella notte per cercare di salvarle la vita: aveva riportato lesioni multiple al torace e al cranio, lesioni multiple alle ossa. L’intervento dell’equipe di neurochirurghi tecnicamente è riuscito ma Fatima non ce l’ha fatta.

La bambina viveva con la mamma, L. C., italiana di 41 anni, ma ieri sera nell’appartamento accanto c’era anche Mohssine. Secondo le prime informazioni raccolte, l’uomo, che non è il padre della bambina, era ubriaco. Ieri mattina in tribunale era stato condannato a otto mesi al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato per il possesso, da lui negato, di una cinquantina di grammi di hashish. La polizia lo ha portato via su una volante poco prima dell’una. Anche la mamma, un amico di Mohssine e altri testimoni sono stati portati in questura per essere ascoltati.

La donna e il compagno sono stati ascoltati tutta la notte per capire cosa fosse successo e con chi fosse la piccola al momento della caduta, proprio perché i due abitano nello stesso palazzo ma in due alloggi diversi. L.C. è stata lasciata andare questa mattina mentre gli inquirenti si sono concentrati sull’interrogatorio di Mohssine. Nel pomeriggio per lui è scattato il fermo.

“È mia figlia, mia figlia è in coma, voglio una sigaretta. Non dovevo lasciare la porta aperta”, ha gridato Mohssine agli agenti della polizia che indagano per chiarire che cosa sia successo questa notte al quarto piano di questa casa di ringhiera. Era ancora ubriaco: urlava, sputava contro gli agenti e batteva i pugni contro il finestrino dell’auto della polizia.

L’allarme lo ha dato la panettiera del vicino panificio, che aveva da poco aperto il suo laboratorio. Ha sentito dei rumori arrivare dal cortile interno, qualcosa di simile a un urlo. In pochi minuti sono arrivati gli uomini della polizia, la scientifica, la squadra mobile, la Croce Verde che ha soccorso la bambina.

Il patrigno non era solo nella casa. La polizia ha portato in questura un altro uomo che si trovava in casa, la madre, e tutti i testimoni, i residenti del palazzo. Gli investigatori li stanno sentendo separatamente per cercare di chiarire quello che è accaduto, come la bambina sia uscita sul ballatoio e sia caduta. Tutte le piste al momento sono ancora aperte.

“Le leggi italiane fanno schifo, io sono stato in carcere”, ha urlato Mohssine ancora seduto sul sedile posteriore della volante della polizia parcheggiata davanti al portone. La sua voce era sempre alterata, si è zittita soltanto quando dalla casa è uscita la pm Valentina Sellaroli, che ha partecipato al sopralluogo.

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