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Pakistan: Inaspettatamente la polizia interviene per aiutare un cristiano pakistano attaccato dalla folla musulmana dopo l’accusa di “blasfemia”

Pakistan: Inaspettatamente la polizia interviene per aiutare un cristiano pakistano attaccato dalla folla musulmana dopo l’accusa di “blasfemia”

Inaspettatamente la polizia è intervenuta per impedire ai musulmani di assalire Amir Masih, un impiegato dei servizi igienico-sanitari a Yousafabad, in Pakistan, dopo essere stato falsamente accusato di “blasfemia“.

Le accuse di “blasfemia” contro Amir sono state immediatamente ritirate quando la polizia ha scoperto che le pagine del Corano che Amir aveva in suo possesso erano state trovate in un sacco di rifiuti raccolto durante il suo lavoro di risanamento.

Amir aveva portato le pagine in un negozio di proprietà musulmana per avere conferma che provenissero dal Corano, ma era stato accusato dal proprietario del negozio di essere un “impuro raccoglitore di rifiuti” e trascinato a forza in una moschea locale.

L’imam della moschea ha subito fatto un annuncio dell’altoparlante che diceva: “un cristiano blasfemo è stato fermato“, chiedendo ad altri imam di punire Amir e bruciare le case cristiane locali.

La “blasfemia” contro Maometto comporta una pena di morte obbligatoria ai sensi della sezione 295-C del codice penale pakistano e spesso la mera accusa di “blasfemia” è sufficiente per incitare un vigilante a uccidere. Secondo la sezione 295-B, “la contaminazione intenzionale, danno o profanazione del Corano” comporta l’ergastolo. La polizia a volte può non riuscire ad agire contro la violenza della folla nei casi di “blasfemia“, ma in questo incidente, l’azione della polizia ha salvato Amir da morte ceta.

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