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Regno Unito: I consiglieri laburisti celebrano e negano il coronavirus di Boris Johnson

Regno Unito: I consiglieri laburisti celebrano e negano il coronavirus di Boris Johnson

I politici locali del principale partito di sinistra britannico hanno detto che il Primo Ministro “merita completamente” di essere ricoverato in ospedale con il COVID-19 e hanno anche affermato che il trasferimento del leader conservatore alla terapia intensiva è stato “una trovata pubblicitaria”.

Sheila Oakes, il sindaco della città inglese Heanor nel Derbyshire, East Midlands, ha risposto a un post che chiedeva alle persone di pregare per il Primo Ministro con il commento “Mi dispiace, merita completamente questo, è uno dei peggiori PM che abbiamo mai avuto”. Oakes in seguito ha rilasciato una dichiarazione di scuse, sostenendo di “aver fatto un errore”.

Nonostante le sue scuse, il sindaco Oakes è stata da allora sospesa dal gruppo laburista del consiglio distrettuale di Amber Valley.
Oakes ha persino perso il lavoro presso lo studio legale VHS Fletchers dove aveva lavorato come avvocato. Lo studio legale ha detto di aver preso una “azione rapida e decisiva” dopo che la notizia è stata resa pubblica,

9 News Australia riporta. Forse se lo meritava?

La consigliera laburista Julie Heselwood nel Nord dello Yorkshire, sembrava affermare che Johnson non era davvero ammalato.

L’assessore Heselwood ha risposto a un conduttore radiofonico su Facebook dicendo: “È una trovata pubblicitaria – per suscitare simpatia e per cambiare la cattiva figura fatta in passato. Non cadeteci”.
Heselwood in seguito si pentì dei suoi commenti e scrisse al leader del consiglio comunale di Leeds per scusarsi, ammettendo che i suoi commenti erano “grossolani e offensivi”.

Forse l’assessore Heselwood è solo geloso?
Martedì scorso, nei quartieri di tutto il Regno Unito è scopiiato un applauso in risposta alla campagna denominata “applausi per Boris” per incoraggiare il Primo Ministro che si trovava in ospedale, a guidare la Gran Bretagna nella lotta contro la pandemia.

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